Due anni fa apparve su una nota webzine italiana (Carmilla, diretta da Valerio Evangelisti, punto di ritrovo di molti scrittori) un memorandum di Wu Ming, il collettivo di autori italiani che con i suoi romanzi ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Questo “appunto” teorizzava l’esistenza di una nebulosa letteraria tutta italiana, accomunando opere di scrittori dalle attitudini apparentemente molto diverse tra loro, scritte tra il 1993 e il 2008. Il tentativo di affiancare lavori che descrivono nelle loro prose – spesso metaforicamente – le conseguenze degli avvenimenti dolorosi di quel quindicennio (tra i più significativi: fine della Prima Repubblica, attacco alle Twin Towers, G8 a Genova), venne etichettato con un nome provvisorio, destinato però a scatenare polemiche spesso vacue, facendo risaltare la situazione (in molti casi) mesta in cui versa la critica letteraria nostrana.
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martedì 9 agosto 2011
“Gomorra” fuori dalla valle del perturbante
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Per me, lettore costante che solitamente degusta più che divora un libro, leggere Gomorra di Roberto Saviano è stata un’esperienza molto particolare: ricordo perfettamente che per tutto il breve periodo che ci ho messo a finirlo, quando non leggevo quelle pagine mi sorprendevo comunque a pensarci, continuamente. Durante lo studio o il lavoro, mentre mangiavo o sotto la doccia. Davanti alla retina mi passavano senza sosta le immagini crude dei morti, i complotti, le guerre, i ragazzi soldato; mi pareva di sentire la puzza dell’immondizia lasciata a marcire per le strade, o quella che sa di cancro dei copertoni bruciati nei campi di periferia; cercavo invano di trovare i capi dei fili che legano le strutture labirintiche dei clan, i “protagonisti” di questa storia, che si fronteggiano senza esclusione di colpi per poteri tanto immensi quanto taciuti. Insomma, ero distratto dalla mia solita esistenza.
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