Per me, lettore costante che solitamente degusta più che divora un libro, leggere Gomorra di Roberto Saviano è stata un’esperienza molto particolare: ricordo perfettamente che per tutto il breve periodo che ci ho messo a finirlo, quando non leggevo quelle pagine mi sorprendevo comunque a pensarci, continuamente. Durante lo studio o il lavoro, mentre mangiavo o sotto la doccia. Davanti alla retina mi passavano senza sosta le immagini crude dei morti, i complotti, le guerre, i ragazzi soldato; mi pareva di sentire la puzza dell’immondizia lasciata a marcire per le strade, o quella che sa di cancro dei copertoni bruciati nei campi di periferia; cercavo invano di trovare i capi dei fili che legano le strutture labirintiche dei clan, i “protagonisti” di questa storia, che si fronteggiano senza esclusione di colpi per poteri tanto immensi quanto taciuti. Insomma, ero distratto dalla mia solita esistenza.
