Quando pensiamo al tessuto musicale napoletano underground, la mente va subito agli anni’90 e alla smania di electro-dub che prese i gruppi dell’epoca: una rivisitazione in chiave mediterranea di quanto accadeva molti chilometri più su, nei dintorni di Bristol, profonda Inghilterra. I Massive Attack avevano creato un genere – evento epocale, a pensarci bene: da quanto non accadeva? Il rock, dal punto di vista che lo lega agli strumenti tradizionali di una band (vedi chitarra, basso, batteria, etc.) non sarebbe stato più lo stesso. Nacquero così 99 Posse, Almamegretta, 24 Grana: indimenticabili, in quel decennio, certi lavori di Zulù, Raiz & soci. Il loro era un linguaggio musicale esportabile anche al di fuori dei loro stretti confini territoriali: imparate le lezioni sull’elettronica e il drum’n’bass, ci cantarono sopra di tutto, dalla rabbia verso il sistema a melodie che richiamavano la storia del territorio, riportando alla mente le invasioni arabe e spagnole.
