venerdì 26 agosto 2011

La prossima "Guerra Fredda"


Ottavo e ultimo appuntamento con le migliori band emergenti della penisola: i nokeys.
La panoramica con la quale negli ultimi due mesi ho cercato di far luce sul meglio del sottobosco musicale italiano, termina oggi e termina col botto. Mi sono tenuto il meglio per l’ultimo, e il meglio sono i nokeys.
Lo dico senza sminuire gli altri, vi ho fatto ascoltare personaggi talentuosi. Ma seguo da tempo l’evoluzione di questa band che ragiona in grande, perché ha grandi mezzi e grande passione. E credo davvero che i nokeys siano l’unica vera band italiana di respiro internazionale.

I "Poveri Cristi" siamo noi


Settimo appuntamento con la musica emergente italiana: tocca a Brunori SAS.
Dario Brunori viene da Cosenza, fa il cantautore, cataloga i suoi dischi a “volumi” (come faceva De Andrè), ha un nome d’arte che sembra quello di un’azienda: Brunori SAS.
Questa piccola descrizione non deve però farvi pensare al solito eclettico songwriter di provincia, alla ribalta per un singolo azzeccato o a qualche provocatoria uscita di cui i media hanno dato risalto. Brunori SAS, infatti, non è per niente venuto alla ribalta. Ovvero, forse ci sta arrivando, ma ancora non ho sentito una radio commerciale che mette un suo pezzo. E questo è male, perché vuol dire che non a tutti interessa far passare buona musica e, al contempo, fotografare con qualche canzone il tempo presente.

NATS, shock elettrico


Sesto appuntamento con le migliori band emergenti italiane: è la volta dei NATS.
Se c’è una tendenza musicale che contraddistingue gli ultimi anni, questa è senza dubbio l’electro-pop. Avevano cominciato i Radiohead tanto tempo fa: come sempre per i comuni mortali il futuro arriva dopo e, negli ultimi tempi, il verbo è dilagato. Provare per credere un gruppo come i MGMT, tanto per fare un nome. E l’Italia è al passo?

Ava Kant: Highwave star


Quinto appuntamento con le migliori band emergenti italiane: oggi gli Ava Kant.
Play it again, Tony sta sfumando: la sua coda è un assolo sgangherato di chitarra, carico di fuzz, su una struttura jazzata. La puntina del giradischi produce quel sublime sibilo vinilico che sa di polvere, è la fine di questo disco. Nel frattempo apro l’armadio, metto la camicia più fresca che ho, prendo con me il cd e lo porto in macchina. Destinazione: mare. Colonna sonora della giornata: “Highwave Star”, primo album degli Ava Kant.
Gli Ava Kant sono una di quelle band che ci hanno pensato bene prima di produrre un disco: sono passati per collaborazioni, garage per le prove scassati e tanti, tanti live. Hanno fatto un tour in giro per l’Italia, ma l’Italia del sud, dove la cultura della musica dal vivo come modello di intrattenimento è ancora tutta da inventare.

Rock. Senza giri di parole


Quarto appuntamento con le migliori band emergenti italiane: ecco i Pull No Punches.
“If you pullnopunches you hold nothing back“. Come a dire: parla in maniera diretta, senza nascondere nulla, baby! Più chiari di così: questi quattro ragazzi non le mandano certo a dire e chiedono una risposta a tono. Il loro nome, accompagnato da uno slogan che in realtà è un’espressione idiomatica inglese, è il loro manifesto. Mentre il loro biglietto da visita si chiama “Shooting stars and Marshmellows”. Vediamo con che tono si sono proposti.

"Anche Beethoven è pop"


Terzo appuntamento con le migliori band emergenti italiane: è la volta dei Popmatica.
Apri il loro profilo myspace e leggi: “La Pop Art è un modo di amare le cose” (cit. Andy Warhol). Loro si chiamano Popmatica. E anche il titolo del loro album pare una precisa dichiarazione di intenti: Anche Beethoven è pop.
Vi sto per raccontare di un album molto pop? Sì, se per pop si intende musica intelligente che non abbia paura di arrivare a più persone possibili; assolutamente no se pensate che questo sia un lavoro costruito ad arte per entrare in rotazione radiofonica. I Popmatica da Roma, con questo primo lavoro, partono con onestà e sono già piuttosto consapevoli del percorso che vorranno intraprendere.

I mille suoni dell'acciaio - Einsturzende Neubauten in concerto


Vi racconto un concerto unico nel suo genere. La pronuncia del loro nome è ostica, come molte delle parole di origine tedesca. Ma la loro musica lo è molto di più. Scordatevi il rock o il pop, i riff di chitarra o i quattroquarti di batteria, star radiofoniche e canzoni da cantare sotto la doccia. Tutto ciò che conoscete o potete accostare al concetto di musica, loro lo hanno scomposto e poi riassemblato in una maniera del tutto originale, che non ha emuli nel corso della storia.